17 October 2017

La processione dei Polacchi ai confini. E la stampa tace...





Avrete notato come i media (a parte poche eccezioni) hanno silenziato l'iniziativa polacca di qualche giorno fa. Una catena umana  lungo i confini del paese, pregando “Dio perché salvi la Polonia e il mondo”. Migliaia di persone strette l’una all’altra, coroncina del Rosario in mano, hanno segnato tutti i 3.511 chilometri del confine che separa Varsavia dalla Germania, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Mar Baltico. Perfino in mare, i marinai si sono fermati e hanno iniziato a recitare il Rosario. A presiedere la celebrazione eucaristica, trasmessa dalla locale Radio Maria, è stato l’arcivescovo di Cracovia, mons. Marek Jedraszewski, che ha invitato a pregare “per le altre nazioni europee, perché capiscano che è necessario tornare alle radici cristiane affinché l’Europa rimanga l’Europa”. Cioè quelle radici cristiane bandite dalla costituzione europea, che costituzione non è (il Trattato di Lisbona)

La data scelta non era casuale: il 7 ottobre, infatti, ricorreva l’anniversario della battaglia di Lepanto, che nel 1571 aveva bloccato l’avanzata ottomana in occidente. L’iniziativa è partita dai laici, con i vescovi che poi hanno appoggiato il programma. La conferenza episcopale polacca ha tentato, in qualche modo, di riportare l’evento a una dimensione prettamente spirituale, facendola coincidere l’imminente anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, il 13 ottobre.. (fonte: il Foglio).

Ma tutti noi sappiamo che , storicamente, c'è dietro molto altro...




Il 7 ottobre 1571, una flotta composta dalle forze di Napoli, Sardegna, Venezia, papato, Genova, Savoia e Cavalieri Ospitalieri combatté un’aspra battaglia contro la flotta dell’Impero ottomano. La battaglia ebbe luogo nel golfo di Patrasso, nella Grecia occidentale.

Pur se in inferiorità schiacciante a livello numerico rispetto alle forze ottomane, la cosiddetta “Lega Santa” aveva una forza superiore e vinse. Questa vittoria avrebbe limitato gravemente i tentativi da parte dell’Impero ottomano di controllare il Mediterraneo, provocando un notevole spostamento del centro dei rapporti internazionali da Oriente a Occidente. In qualche misura, senza esagerare, il mondo che conosciamo oggi deriva da quella vittoria. Questo evento è noto nella storia come “battaglia di Lepanto”.

Papa Pio V, il cui tesoro finanziò parte di questo sforzo militare, ordinò che le chiese di Roma rimanessero aperte per la preghiera giorno e notte, incoraggiando i fedeli a chiedere l’intercessione della Beata Vergine Maria attraverso la recita del Rosario. Quando il Papa venne raggiunto dalla notizia della vittoria della Lega Santa, aggiunse un nuovo giorno festivo al calendario liturgico romano. Il 7 ottobre sarebbe stato da allora la festa di Nostra Signora della Vittoria. Il successore di Papa Pio, Gregorio XIII, modificò il nome in festa del Santo Rosario. (Aleteia)

Naturalmente ai cervelloni della stampa ufficiale è sembrata subito una bigotteria di massa, una manifestazione tutta esteriore del culto, poco "inclusiva". Quando ci sono notizie ritenute "disturbanti", la stampaglia tace, minimizza, omette o cerca di ridicolizzare.
Nel migliore dei casi, l'ha considerata una manifestazione "islamofoba". Per non dire del solito Gian Antonio Stella, il cantore perpetuo dell'immigrazionismo sul Corriere. Mentre le autorità religiose, prese alla sprovvista da una manifestazione spontanea di massa, l'hanno fatta coincidere con l’imminente anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima. Ma siamo consapevoli che  non si tratta di  solo questo...

Questa estate conobbi due polacche durante un viaggio. Mi parlarono della storia della Polonia,
l'Assedio di Vienna
dell'Assedio di Vienna contro i musulmani nel 1683 capitanato da Giovanni Sobieski, delle sue truppe che issarono l'effige della  Madonna di Częstochowa. E a proposito di immigrazione mi dissero convinte: "Ora dovremo ricominciare daccapo". La Polonia appartiene ai 4 del gruppo di Visegrad (Ungheria,Polonia,  Repubblica Ceca e Slovacchia). Disse Orban l'Ungherese in proposito: 
«Una nazione incapace di difendere i propri confini non è una nazione e, se anche oggi esiste, domani sparirà». Chissà a chi alludeva Viktor Orbán pronunciando queste parole! Poco prima Paolo Gentiloni, sdegnato, aveva rispedito al mittente la lettera di “consigli” su come respingere l’immigrazione scrittagli dai premier del Gruppo di Visegrad . Lo spiega indirettamente Orbán dicendo: «Noi popoli usciti dall’incubo sovietico guardavamo all’Unione Europea come alla salvezza, ma al contrario ci siamo accorti che i nostri Paesi uniti sono l’unica ancora di salvezza per l’Europa». (Tempi).

Strache (a sinistra) e Kurz (a destra)


E' possibile un'altra Europa? A giudicare dai recenti risultati delle elezioni in Austria, parrebbe di sì. 

Con il 31,4% dei voti e i suoi 31 anni, a scrutini quasi finiti, l'ex ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz si appresta a diventare il primo millennial a capo di un Paese europeo. Tuttavia, il suo partito non raggiunge una maggioranza tale da poter governare da solo. La destra del Fpoe  (la formazione del compianto Haider) di Heinz Christian Strache si attesta al secondo posto con il 27,4%, i socialdemocratici finora al governo con il partito popolare di Kurz si fermano al 26,7%. I  cosiddetti "populisti" dunque conquistano il loro posto in Parlamento e potrebbero addirittura costituire la maggioranza alleandosi con Kurz.
Auguri all'Austria nella speranza che il "popolare" Kurz, non si "merkelizzi" col crescere! Ma ci sarà forse Strache a impedirglielo.

12 October 2017

Referendum Lombardo-Veneto per l'autonomia


REGIONE LOMBARDIA


Mi ero ripromessa di trattare il tema del referendum consultivo del 22 ottobre che interessa due Regioni-motore d'Italia: la Lombardia e il Veneto. Domenica 22  si vota  e si  sperimenterà per la prima volta in Lombardia,  il voto elettronico. Di questo, detto in tutta sincerità, ne avrei fatto a meno, ma mi è già arrivata la carta informativa della Regione Lombardia  intestata con la solita Rosa Camunia bianca su fondo verde,  con tanto di istruzioni per l'uso. Il quesito referendario riguarda l'attribuzione di condizioni particolari di autonomia, e relative risorse, in considerazione della specificità delle due citate regioni.

L’appuntamento in Lombardia e Veneto non è paragonabile al "caso catalano" che ora sta scadendo in una buffonata, dando in parte ragione a quanto ho scritto nel recente post "Spagna, Catalogna e manganelli" ("comunque vada, è sempre la solita Ue a portare acqua al suo mulino"). 
In primo luogo perché si tratta di due referendum consultivi sul cosiddetto “regionalismo differenziato”, dal chiaro valore politico ma con effetti pratici, almeno in questa primissima fase, limitati.
A rendere questa consultazione diversa rispetto all’esperienza di Barcellona e dintorni è anche la posizione tra i soggetti in causa: entrambi gli appuntamenti non sono maturati in un clima di scontro tra le istituzioni, come invece è avvenuto in Catalogna, ma hanno ottenuto il via libera del Governo e, soprattutto, quello della Corte costituzionale. (Sole 24 ore)
I quesiti referendari “italiani” non chiedono l’indipendenza delle due regioni, ma un regionalismo differenziato che non mette in crisi l’unità nazionale. 

Male ha fatto, pertanto, Giorgia Meloni  portavoce del partito diretto dal cognato e dal proconsole romano Rampelli,   che sapeva di questa iniziativa promossa da Maroni e Zaia,  da almeno un anno, a mettere in precarietà l'alleanza con Salvini facendo macchina indietro per questioni di  mera "bottega romana". Non è un mistero che in queste due citate regioni del Nord Italia si produca reddito e si sborsi parecchio, mentre in larga parte dello stivale  ci si divide il bottino lasciando le briciole ai "polentoni" mazziati e cornuti.

Più risorse resteranno in loco, meglio funzioneranno i servizi. O almeno si spera. 

Cosa si chiede? 
Chi andrà a votare in Lombardia dovrà rispondere a questo quesito referendario: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?».

Più sintetico quello in Veneto: “Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

La differenza tra il caso veneto e quello lombardo sta nel quorum. Per effetto del suo stesso statuto in Veneto è previsto un quorum (50 per cento più uno degli aventi diritto).

In Lombardia invece non è previsto un numero minimo di votanti affinché il referendum sia valido.  E mentre al Pirellone hanno voluto la sperimentazione del voto elettronico, nei seggi veneti si troveranno ancora la scheda cartacea e la cara vecchia matita copiativa.

Cosa cambierà se prevarranno i SI'? 
Nell’immediato niente. In caso di vittoria  dei Sì spetterà alle due amministrazioni avviare le trattative con lo Stato centrale. In ogni caso Lombardia e Veneto non diventeranno Regioni a statuto speciale, dato che  ci vorrebbe un’apposita modifica costituzionale né potranno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione, come invece auspicano i governatori leghisti. Tuttavia è fuori dubbio che ci saranno più competenze regionali nella gestione dei fondi economici e in materia di fisco. Ed è altresì fuori dubbio che queste due regioni versano attualmente (e hanno versato) più tributi rispetto ai ritorni ottenuti in materia di servizi, dallo stato centrale. 
La sussidiarietà (attuata dal dopoguerra ad oggi nei confronti delle regioni "più povere") è una buona cosa se poi i "sussidiati" imparano a camminare sulle proprie gambe. Non buona,  se  invece sono sempre e solo fonte di richieste, di paletti, di infiniti problemi e di zavorre. 

Cosa mi aspetto? 
Intanto noto che nei comuni amministrati dal centrodestra si comincia ad attuare maggior ostruzionismo ai piani centrali piddioti. Faccio un esempio: a Sesto S.Giovanni (detta, fino a poco tempo fa, la piccola Stalingrado d' Italia) l'attuale sindaco ha bloccato immediatamente la costruzione di una moschea che avrebbe dovuto essere la più grande d'Italia. Inoltre basta guardare il fronte del No, per capire che è bene votare Sì. Nel Veneto si è schierato per il NO quel Luciano Benetton con le sue campagne pubblicitarie di United Colours. Anche i Gesuiti si schierano per il NO e pure i veterocomunisti come D'Alema  e numerosi Piddioti finora ascoltati in tv, come quel Gennaro Migliore. Bella Compagnia!
Inoltre al di  là di tutto, nel "piccolo" si amministra meglio e abbiamo già visto i tentativi  grotteschi di Renzi nel voler buttare per aria le piccole realtà con l'abolizione del Titolo V della Costituzione durante quel referendum del 4 dicembre scorso (che poi gli si è ritorto contro), che aspirava a  voler centralizzare tutto quanto. Per non dire la centralizzazione imperial-burocratica imposta da Bruxelles.

Ovviamente vorrei di più. Vorrei che le due Regioni potessero avere le mani libere in materia di immigrazione, di rimpatri, di sicurezza, di sanità e di ordine pubblico. Ma io ritengo e auspico che questo rappresenti un passo al giorno.  E il poco si conta, il nulla, no. Perciò voterò SI'.
Poi perché qui ci vivo e piuttosto che dover attendere la gallina domani (cioè l'Italia libera che è e sarà sempre il mio bel Paese), mi accontento, per ora,  dell' uovo oggi. Non vedo comunque contraddizione, fra un'autonomia regionale che vada in  senso virtuoso, con un'indipendenza nazionale.







07 October 2017

Gentiloni e la rete a strascico digitale




Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea-Legge europea 2017”. Ecco l'amara sorpresa che attende gli Italiani martedi prossimo al Senato. Avrebbe già dovuto passare giovedi 5 ma è mancato il numero legale (per fortuna) ed è stato rinviato a martedi. Il disegno di legge, che reca come primo firmatario il nome del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è uno di quegli atti adottati in termini brevissimi, per via scadenze di legge che ne giustificano l’adozione senza un’approfondita discussione parlamentare che ne rallenterebbe l’iter. Con la solita scusa del "ce lo chiede l'Europa" si legifera d'urgenza, senza informazione (né tanto meno controinformazione), senza contradditorio e con un parlamento già ridotto da tempo a una burla. 
Per questo motivo, insieme ad atti dello stesso tipo, come il decreto Milleproroghe, e le stesse norme che compongono la legge di Bilancio (quando ad esempio si diffonde la notizia che il governo porrà la fiducia) sono esposti all’inserimento di emendamenti last minute discussi per pochi minuti e che poi vengono approvati anche dall’altra Camera (in questo caso il Senato), senza poter essere modificati.

Insomma, da giovedi a martedi avremmo ancora cinque o sei giorni di libertà. Il provvedimento in discussione è infatti quello in cui il governo Gentiloni, nel silenzio generale dei media compiacenti e leccapiedi, intende introdurre la norma in base alla quale non solo i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, ben oltre le attuali consuetudini internazionali ma, soprattutto, l’Agcom, ovvero l’Autorità per la Garanzie nelle Comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani, allo scopo – a loro dire, in via cautelare – di impedire l’accesso a contenuti presenti sul webIn parole povere, se martedì il Senato troverà l’accordo, in Italia si sperimenterà la “Notice and stay down” e le piattaforme dovranno rimuovere i contenuti illeciti e impedirne la riproposizione. Si ordina ciò ai provider italiani di “pedinare” elettronicamente i cittadini su internet per vedere dove vanno, al fine poi di realizzare questo “impedimento” alla riproposizione, attraverso un meccanismo di analisi e raccolta di tutte le comunicazioni elettroniche dei cittadini che intendano recarsi su siti giudicati unilateralmente e potenzialmente rischiosi dall’Agcom. La Stasi a questa gente faceva una pippa. (fonte: Mauro Bottarelli - Rischio calcolato).  





Come viene denunciato sul Fatto dall'avv. Fulvio Sarzana:


“da oggi con un regolamento dell’Agcom, in Italia si sperimenta la notice and stay down e le piattaforme dovranno rimuovere i contenuti illeciti e impedirne la riproposizione”.
Ora, poiché il web è composto di milioni di informazioni che cambiano in nanosecondi e la maggior parte di questi dati sono all’estero, non c’è modo di conoscere in anticipo la riproposizione dei contenuti che la norma vorrebbe censurare, se non con una tecnica di intercettazione di massa denominata Deep packet inspection. L’unico modo, insomma, di fare ciò che il governo sta per fare approvare, è di ordinare ai provider italiani di “seguire” i cittadini su internet per vedere dove vanno, al fine poi di realizzare questo “impedimento” alla riproposizione, attraverso un meccanismo di analisi e raccolta di tutte le comunicazioni elettroniche dei cittadini che intendano recarsi su siti “dubbi”.

Questo, naturalmente senza alcun controllo preventivo da parte di un magistrato.

E’ tecnicamente corretto parlare di due interventi legislativi liberticidi a proposito di quelli appena approvati o che si preparano per la prossima settimana al Senato.

Sul piano sostanziale producono effetti devastanti sulla tutela dei diritti individuali, in particolare quello alla nostra riservatezza.Le nostre vite digitali, insomma, finirebbero nelle mani di un pauroso duo: provider-toghe. Vediamo come: 

La prima e più allarmante delle due norme, che deroga peraltro al Testo Unico sulla privacy, in ragione degli allarmi terroristici, estende a 6 anni la durata della conservazione dei dati telefonici e di traffico internet degli italiani. Fino ad oggi il limite di conservazione previsto dalle norme vigenti è di due anni per le telefonate, sei mesi per quelle senza risposta, e un anno per i metadati della navigazione online. Al di là dei devastanti effetti economici (ci vorranno decine di milioni di euro per creare nuovi archivi digitali e potenziare le misure di sicurezza), si tratta di una seria ipoteca sulla nostra riservatezza. Sia il Garante della privacy italiano, Antonello Soro, sia il Garante europeo, Giovanni Buttarelli hanno lanciato il grido d’allarme. Queste novità in materia di data retention (conservazione dei dati) riguardano data, ora, durata, mittenti, destinatari, telefonate perse, siti internet. Lasciare questi dati nelle mani dei provider (Tim, Vodafone, Fastweb, wind ecc) per ben sei anni equivale alla legittimazione di una sorta di sorveglianza di massa. Gli operatori telefonici e di rete, per ragioni di repressione di attività legate al terrorismo, dovrebbero dunque conservare i dati di tutti i cittadini italiani, in attesa che le autorità inquirenti, decidano di chiedere informazioni su quei dati, a prescindere dalla effettiva commissione di un reato.

Tutto ciò che abbiamo detto o fatto col telefono, le chat, o internet potrebbe risultare accessibile per sei anni da parte degli operatori privati che ci consentono di accedere alla Rete e che in qualunque momento dovrebbero essere disponibili ad aprire i loro archivi alla magistratura. Senza contare che quei dati potrebbero diventare preda di hacker o merce di scambio per finalità di promozione commerciale e profilazione selvaggia. Le nostre vite digitali, insomma, finirebbero nelle mani di un pauroso duo provider-toghe. Questa misura, che, sarà un caso, è stata promossa dal responsabile giustizia del Pd, Walter Verini, molto vicino al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rischia di passare nella sua versione integrale al Senato. E, secondo taluni, è a forte rischio incostituzionalità, considerato che molteplici sentenze della Corte europea, applicando direttive in materia, hanno accorciato i termini di conservazione dei dati. Si è fatto notare da più parti, anche al vertice di Cardiff, che nella maggioranza dei casi l’interesse delle forze di polizia riguarda solo gli ultimi sei mesi di traffico. Dunque appare ampiamente sproporzionato un prolungamento a sei anni dei termini di conservazione di quei dati.

L’altra misura, che porta la firma di un altro deputato Pd, Davide Baruffi, è ugualmente pericolosa ed è già stata approvata, ma entrerebbe in vigore solo in caso di approvazione definitiva dell’intero testo legislativo. Essa affida all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) nuovi poteri di controllo preventivo sul Web nei casi di presunta violazione, senza attendere l’autorizzazione del giudice, nonostante le direttive Ue dicano il contrario. Dunque l’Agcom, come semplice autorità amministrativa, potrebbe disporre, non solo la cancellazione del contenuto di un sito, ma anche che lo stesso sito, provider, blog o forum (o anche tutti insieme i soggetti) impedisca che ci siano altre violazioni su internet. 
 Essa si tradurrebbe di fatto in un’intercettazione di massa, rendendo leciti invasivi “pedinamenti” e controlli preventivi sugli utenti da parte dei provider, su ordine di Agcom e non dell’autorità giudiziaria. Dunque il paradosso di questo tentativo di colpo di mano del governo Gentiloni e in particolare del Partito Democratico sui diritti della personalità e sulla libertà d’espressione è eclatante: in una norma di adeguamento a leggi europee si inseriscono contenuti che stridono palesemente  perfino con le previsioni normative europee e che ci allontanano dall’orientamento del legislatore del Vecchio Continente, ponendoci a rischio di procedure di infrazione. (La Nuova Bussola). 



In altre parole, il  Tonno in salamoia maceratese Paolo Gentiloni nello zelo di servire gli interessi della Ue, riesce perfino ad essere più secondino, repressivo, spione e occhiuto di loro (le elezioni sono vicine e vorrebbe correre ai ripari mettendo i lucchetti alle tastiere dei pc).  Eccoci servita una bella rete a strascico per monitorare tutto e tutti, trascinando l'Italia nell'orbita dell'ex DDR, la quale, se non altro,  quando spiava le "vite degli altri" non disponeva ancora di tutte queste nuove  sofisticate tecnologie. 

Ma c'è di più. Di fatto arriveremmo alla censura preventiva, visto che il combinato con la normativa sull’Agcom in versione Grande Fratello orwelliano vedrebbe decine e decine di contenuti bloccati e irraggiungibili senza alcuna possibilità di opporsi e nella più totale arbitrarietà, di fatto governativa. Questa sarebbe la democrazia che Gentiloni, Boldrini e soci intendono difendere da fake news, hate speech, razzismo, xenofobia e via censurando... 
La verità politica che trapela  da tutto ciò è che ci stanno preparando un mondo spaventoso fatto di sbarchi continui, di invasioni e di colonizzazione del nostro territorio (la Kyenge propone addirittura di introdurre immigrati a casa di anziani che vivono da soli),  ma non vogliono che ce ne lamentiamo. Neppure con la tastiera.  La scusa passepartout? Il solito "terrorismo internazionale".




La verità  è che hanno uniformato e omologato tutti i canali delle tre reti RAI  contingentate dal PD (Pd1, Pd2, Pd3 solo per parlare di  reti generalisti, più Mediaset più La7, Sky ecc.) ma sanno bene che la gente non guarda e non crede più alla tv; hanno già capito  che le tv non spostano più voti né consensi.  E ora mettono repentinamente gli artigli acuminati sulla rete, perché hanno una fifa maledetta di perdere alle prossime elezioni. Ma ovviamente, non solo per questo: la rete faceva troppa gola per lasciarla indisturbata e aperta alla "libertà individuale" di esplorazione e di navigazione dei suoi utenti.  
Martedi vedremo se la Cina è vicina e se la Corea invece pure. O se viceversa,  questo dannato paese riesce ad avere ancora un sussulto di dignità parlamentare, impedendo questo provvedimento ignominioso.  

04 October 2017

Spagna, Catalogna e manganelli



Sinceramente non so ancora che dire riguardo ad un referendum voluto ad ogni costo e che pare, non compaia nella Costituzione spagnola redatta dopo la caduta del franchismo. Troppo facile scrivere luoghi ormai comuni come "siamo tutti catalani". Ieri lo scrivevano sugli americani, poi sugli inglesi, poi sugli irlandesi, ecc. Le élites criminali che ci sgovernano non hanno una regola fissa pur di destabilizzare ad ogni costo. Dove esiste coesione nazionale, promuovono separatismi e frammentazione (Kosovo docet, uno stato artificiale la cui indipendenza fu proclamata unilateralmente per impiantarvi la base militare americana di Camp Bondsteel). Viceversa, dove ci sono separatismi e autonomie locali, predicano la centralizzazione coatta (si veda anche il goffo tentativo di vietare le autonomie regionali attraverso la revisione del titolo V della "schiforma" Renzi-Boschi su suggerimento di Jp Morgan, nel referendum del 4 dicembre 2016, ad esempio) . Non è, però,  che "separatismo" sia sempre cosa buona e sacrosanta.  Il referendum della Scozia venne usato dalla Ue in funzione anti-Brexit e  contro lo stesso Regno Unito, ad esempio. Mentre la Brexit della Gran Bretagna contro il Moloch europeo, è cosa legittima  in quanto è l'Unione Europea a porsi come un'accozzaglia di stati tenuti insieme attraverso la leva finanziaria della "moneta unica"  e per mezzo di trattati intergovernativi senza neppure una vera costituzione. Infatti hanno dovuto istituire per l'uopo, l'incomprensibile Trattato di Lisbona. Eppoi chi sono gli EurokomiSSar se non gentaglia autoletta e del tutto autoreferenziale?



Detto ciò, bisogna drasticamente  ripensare al problema tra la Ue gli stati-nazioni europei, e tra questi ultimi e le autonomie locali.

Quel che temo è una balcanizzazione degli stati-nazione in modo da rendere ancora più agevole e rapido, il cosiddetto "governo mondiale".

Pertanto i manganelli del "popolare" Rajoy devono essere messi subito a tacere. I catalani  alle urne  imparino a rendersi conto a loro spese e sbattendoci di naso, che la Secessione della Catalogna dalla Spagna, con all'interno un bel po' di immigrati di tutte le etnie, non va da nessuna parte. In particolare poi se intendono - come mi è parso di capire - restare nella strozzina Eurozona che ci incravatta tutti quanti: stati grandi, medi, piccoli e  magari piccolissimi staterelli neonati. I catalani imparino innanzitutto a disfarsi della loro pessima leadership di sinistra che li riempie di clandestini, ciò che non valorizza di certo la loro identità. Penso alla sindaca di Barcellona Ada  Colau che ridacchiava al funerale delle povere vittime dell'attentato islamico. 


Penso alla sua sconcia PR, Agueda Banon che marcava il territorio della città di Barcellona orinando a gambe aperte come una vacca al pascolo. Inoltre  che senso ha "secedere" con una moltitudine di immigrati all'interno che rischiano quasi quasi di superare i catalani? E se si innesca il principio che qualsiasi "minoranza" ha diritto all'autodeterminazione, ecco affacciarsi un dubbio già posto dallo storico Giordano Bruno Guerri qualche annetto fa, in un articolo comparso sul Giornale.

Un po' di anni fa a proposito dell'indipendenza unilaterle e senza nemmeno la copertura dell'ONU del Kosovo dalla Serbia (correva l'anno 2007) lo storico Giordano Bruno Guerri scrisse questo articolo che reca un titolo emblematico:

"Kosovo, e se un giorno dovesse accadere anche da noi?".

A chi si riferiva Guerri? Al flusso inarrestabile degli immigrati afroislamici. Ecco l'ipotetico scenario:

"Con l’attuale flusso di extracomunitari, e con la loro invidiabile prolificità, è possibile che un giorno questi cittadini - minoranza in Italia - diventino maggioranza in una regione, in una provincia. Soprattutto se si continuerà a mantenere l’attuale lassismo verso l’immigrazione clandestina, graziata da periodiche sanatorie,e si continuerà ad avere bisogno di importare manodopera. Non è una cosa che possa accadere domani, certo, ma già tra qualche decennio potremmo trovarci davvero in una situazione che oggi può sembrare fantapolitica".

Mi pare che giunti a questo punto, la "fantapolitica" di Guerri non sia più così irreale!

In queste ore ripenso sempre al latinissimo "divide et impera", e la verità è che non ci sono mai state tante guerre, guerricciole e discordie intestine, come da quando c'è la Ue degli EurokomiSSar non eletti di Bruxelles. Mettiamoci anche l'eterna discordia tra Valloni e Fiamminghi nel Belgio, tanto per completare il quadro delle "piccole patrie" in subbuglio.

L'EuroGulag doveva renderci più benestanti ma siamo più immiseriti che mai, doveva unire, ma in realtà divide e crea rivalità tra gli stati.membri (si veda in queste ore tra Italia e Francia per Fincantieri). Doveva favorire pace, prosperità e amicizia tra i popoli, ma non dimentichiamolo mai, è nata ufficialmente proprio sulle macerie e sulle ceneri della guerra sui Balcani.  L'eurozona è stata  imposta a Est come "pax mercantile". Senza contare che fummo inviati là a bombardare per 180 giorni la Serbia e  che la base di Aviano si trova  proprio in Italia. In questo caso, la Ue che in queste ore sembra tenere il bordone  al  "centralista" Rajoy,  fu per lo smembramento di tutta la zona balcanica senza fiatare.  Viceversa, per il referendum (vittorioso) di annessione della Crimea alla Russia, scattarono subito, da parte della Ue,   le sanzioni  punitive contro Mosca.
Per concludere ci voleva un ottuso facinoroso, un re travicello forte solo del mandato di una Ue arrogante come Mariano Rajoy per trasformare in eroi e martiri,  gli indipendentisti catalani, manganellando anziani, donne e ragazzini.  Quale è la mia personale posizione su questa storiaccia?


Che comunque vada, è sempre la solita Ue a portare acqua al suo mulino. Del resto cosa ha detto l'ubriacone J.C. Juncker il 4 settembre scorso?  “Abbiamo sempre detto che rispetteremo la sentenza della corte costituzionale spagnola e del parlamento spagnolo. Ma è ovvio che se un giorno l’indipendenza della Catalogna vedrà la luce, rispetteremo questa scelta… ”.  Cioè, giochiamo su due tavoli. In fondo a ben guardare è il vecchio progetto di Jean Monnet  "indebolire gli Stati per spaccarli in macroregioni, politicamente nulle e sub-sovrane per accelerare  quanto prima una Federazione di stati Ue dall'alto".
Come dire, intanto comunque vada, a  noi va sempre bene e caschiamo sempre in piedi.

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Domenica 22 ottobre Lombardia e Veneto avranno un referendum consultivo previsto dalla Costituzione per ottenere maggiori autonomie amministrative. Ma di questo dirò in apposito post specifico.

01 October 2017

Il PD si aggrappa alle tonache, le tonache parlano sinistrese



Ormai non passa più un giorno senza dover subire  purghe bergogliane. E che PURGHE! Stalin era quasi un dilettante in confronto. Provate voi stessi a farvi un Google con le due parole di ricerca "Bergoglio e clandestini", e otterrete, al riguardo, un florilegio delle sue declaratio, per dirla in latinorum. Ecco solo qualche titolo a caso:
Immigrati, il Papa benedice l'Italia: "Accogliere finché è sostenibile", "Accogliamo i clandestini a braccia aperte". E oggi ai sindaci: " “Capisco il disagio per l’impatto dei migranti, ma superate la paura”. Ad un sindaco intervenuto, ha raccomandato:  “servono prudenza, coraggio e tenerezza”.

Tenerezza?!?  Tenerezza a chi?  Ma di cosa sta parlando in ore tragiche come queste? degli orsetti di pelouche? Lo ha letto da qualche parte che  ci sono almeno 12 stupri al giorno? e che i bigliettai dei mezzi pubblici ricevono aggressioni  quotidiane da Pronto soccorso con prognosi riservate? Che perfino i poliziotti e i carabinieri vengono malmenati? 

Altrettante purghe venefiche arrivano dai suoi cardinali: Galantino, Gualtiero Bassetti, Parolin e molti altri, tutti Terminator sempre più aggressivi nel volerci imporci lo ius soli. Non se ne può più di questo malvagio buonismo camuffato d' ipocrisia!


Il rapporto fra il PD (ex PCI ma pur sempre comunista nei fatti) e il Vaticano? mai stato più idilliaco di questi ultimi tempi. Gentiloni va a Canossa da Bergoglio, Renzi fece altrettanto, Mattarella idem, la Boldrini in udienza da lui sembra addirittura un'educanda delle Marcelline.  Della serie, io ti do una mano a te, tu mi dai una mano a me.
Io presidente del Consiglio non eletto, Paolo Gentiloni laicamente parlando,  predico la bontà, l'ineluttabilità, la necessità dello ius soli.  Ed ecco il giorno dopo sentire il controcanto religioso delle tonache che ripetono altrettanto.
Gentiloni, Boldrini, Mattarella e pessima compagnia suonano le loro trombe? il Porporato suona le sue campane. Peccato che trombe e campane suonino la stessa musica!

La Repubblica, l'Unità, il Corrierone caldeggiano lo ius soli? L'indomani l'Avvenire della CEI gareggia con loro in filo-immigrazionismo sbattendo in prima pagina,  tante foto-tessere a mo' di patchwork di facce di stranieri in attesa di cittadinanza, riportandone altrettanti sull'ultima. Tutti poveri cittadini  umiliati ed offesi in attesa di residenza che quei cattivacci incivili degli Italiani negano loro. Lo scrivono anche negli opuscoletti propagandistici ad uso scuola dell'obbligo.
Non c'è che dire:  con ogni evidenza siamo immersi nel pluralismo e che cento fiori fioriscano!



E' stato forse il Pd a convertirsi aggrappandosi disperatamente alle tonache, o sono state le tonache a convertirsi alle linee guida piddiote? Si accettano scommesse.... Il Diavolo va d'amore e d'accordo con l'Acqua Santa, sulle pelle degli Italiani che ancora credono nel concetto di Patria libera indipendente e sovrana... 
Sono lontanissimi i tempi in cui il vecchio PCI ululava ai quattro venti che non voleva ingerenze e interferenze vaticane nella cosa pubblica e cantava canzoncine antidemocristiane contro la Bandiera bianca scudocrociata, "simbolo dell'ignoranza" e dell'oscurantismo.

Tra le due parti però si vede  subito chi ha di più da guadagnarci. La sinistra è furba, molto furba: fa fare il lavoro sporco alle tonache, così facendo, acchiappa i due classici piccioni con una fava. Da una parte li usa come ripetitori della sua prosopopea facendogli fare leva sulla "coscienza del buon cristiano"; dall'altra, allontana i numerosi cristiani da una chiesa oramai svuotata  di significato, senza nemmeno aver bisogno del'islam da usare come grimaldello violento per scristianizzare la società italiana. Insomma, il Pd si aggrappa alle tonache, le tonache hanno imparato a  parlare il sinistrese, e i buoni cristiani se la danno a gambe. 

La sinistra si attacca alle sottane, è vero, ma poi, fedele al suo marxismo d'antan ("religione oppio dei popoli") in chiesa non ci va e le parrocchie chiudono  i battenti per mancanza di veri fedeli.
Un'altra cosa. Il Pd1, Pd2 e Pd3 intesi come Telegiornali, hanno imparato a mettere a fuoco un Bergoglio solitario affacciato al balcone che predica a vuoto, dato che i fedeli in piazza non si vedono mai inquadrati. Per forza: non ci sono! E nemmeno l'artificio visivo  di isolare il particolare, riesce a funzionare.
Si tratta la sua, di una popolarità tutta mediatica,  ma per nulla pastorale ed ecumenica. 
Non ci resta che sperare nell'ostracismo interno.  La lettera dei 62 teologi  con accuse aperte di eresia, lascia aperto qualche spiraglio. E questa importantissima precisazione di Don Alberto Strumia, docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari, attualmente docente invitato alla facoltà teologica dell'Emilia Romagna, mostra senza equivoci che qui non si tratta di semplice lotta tra modernisti e tradizionalisti (sarebbe troppo comodo!).
Al contrario di quanto avviene in politica, per dirla con le parole dello stesso Strumia "la Chiesa non è un partito e le questioni fondamentali della dottrina e della morale non sono riducibili ad "opinioni" di una parte o di un'altra. Qui si tratta di essere cattolici o non di esserlo, cattolici o protestanti, cattolici o gnostici, cattolici o sostenitori di "tutte le religioni sono equivalenti", tanto la "misericordia" (!), autorizza a fare quello che si vuole e non c'è bisogno di nessuna conversione, se non quella che aderisce al "pensiero unico" che crede nel "Nuovo Ordine Mondiale".  ("La verità della Fede in pericolo" da Il Giornale). 

Conclude pertanto  il prof. Strumia "Come dicevo prima si tratta di una tendenza di matrice modernista e protestantizzante che è in atto da una cinquantina d'anni e che ora è venuta allo scoperto del tutto in questi ultimi anni. Era un fuoco sotto la cenere che ora è stato rinvigorito".



Bergoglio-Satanasso è entrato in chiesa per distruggerla riuscendovi benissimo. Non bastasse ciò, si mostra nemico acerrimo dell'Italia che vuole veder andare a rotoli per ogni omelia pro migrantes che sgrana quotidianamente. Preferisce lavare i piedi ai mussulmani  (non solo metaforicamente) e che crepino tutti i cristiani perseguitati nel mondo.
Poi va allo Yad Vashem e si prosterna davanti ai potenti della Terra come Rothschild, Rockefeller e Kissinger, riservando loro l'inchino con baciamano, una pratica ben poco dignitosa mai esercitata prima d'ora da nessun papa.
"Non potete servire Dio e Mammona", disse Gesù. Certamente, ma a Bergoglio, con ogni evidenza, non interessa affatto ascoltare e applicare tale monito evangelico.



Tuttavia non è  ancora detta l'ultima parola, dato che prima o poi gli impostori vengono smascherati. Poiché qui siamo ben oltre l'eresia e l'apostasia. E non occorre essere dei fini teologi per constatarlo.