21 July 2017

L'Apocalisse secondo Jean Raspail

Molti sul web e pure su questo blog l'hanno già letto e consigliato. Non è un romanzo d'evasione da leggere tranquillamente sotto l'ombrellone, ma è stupefacente e ben scritto, pur nello scenario inquietante e distopico che descrive. Parlo del libro di Jean Raspail "Il Campo dei Santi" (Le Camp des Saints), un libro corale e polifonico a più protagonisti, scritto nel 1973 ma che si ambienta più avanti, negli anni '90. L'acre sarcasmo che pervade il romanzo, il suo tono irriverente e ironico, contrasta singolarmente con quella che potremmo definire la sua dimensione "religiosa". Raspail vi ha infatti introdotto una serie di riflessioni sconsolate sul cristianesimo contemporaneo e sulle tendenze che a suo avviso, rischiano di trasformare il Vangelo in sovversione con il Cristo tradito da una chiesa devastata dalla retorica pauperistica e terzomondista.
Con un Papa che - guarda caso - si chiama Benedetto XVI, ma che lungi da rassomigliare a papa Ratzinger, rassomiglia fin nelle virgole a Bergoglio. Come Bergoglio è latino-americano (brasiliano, anche se non proprio argentino), non vive nelle stanze del Vaticano ma si atteggia a "poverello d'Assisi". Nel libro dorme infatti su un duro pagliericcio di ferro, redarguisce i frati benedettini dell'Abbazia di Fontgembar etichettati come "integralisti" che vedevano in lui un "antiPapa" e confisca  loro i fondi dell'Abbazia, frutto di donazioni di mecenati. "Perché sperperare somme così ingenti quando altre voci gridano da mesi, la miseria che affligge la terra del Gange, del Brasile, del Terzo Mondo?"
Alla fine adorerà e farà adorare ai nuovi accoliti un Cristo con le sembianze di Che Guevara.
Fin dove può spingersi l'immaginazione di uno scrittore che preconizza con un larghissimo anticipo quello che già stiamo vivendo in modo drammatico?

Intanto sotto le volte delle cattedrali tra fumi di hashish e marijuana e chitarre pagane ecco echeggiare la canzone che accoglie lo sbarco dell'armata del Gange (gli invasori del libro), cantata da una negra. Roba da far venire i brividi...

Budda e Allah
Si sono recati a salutare il piccolo Dio cristiano
L'hanno schiodato dalla croce
Gli hanno asciugato il volto deluso
L'hanno fatto alzare in mezzo a loro: 
"Ci devi la vita, piccolo Dio, 
Che cosa ci darai in cambio?"
"Vi darò il mio regno, 
Perché il tempo dei mille anni sta finendo
E sta finendo il tempo dei mille anni...

Il titolo del libro deriva da un versetto dell’Apocalisse: «Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio il Campo dei Santi e la città diletta».

Nel romanzo si narra di milioni di diseredati dell’area del Gange (indiani, pachistani, bengalesi), che aizzati da una specie di profeta straccione detto il "coprofago" s’impadroniscono di centinaia di “carrette del mare” e intraprendono un folle viaggio verso l’Europa cercando di raggiungere la Costa Azzurra. «A quel tempo ho immaginato una massa di immigrati asiatici – ha spiegato Raspail in una recentissima intervista – ma l’etnia era indifferente, per me simboleggiavano l’intero Terzo Mondo». Ma forse Raspail ha scelto "invasori lontani", per essere al riparo dalle contumelie terzomondiste dei "più vicini" dell'Africa francofona.


L’invasione è pacifica, ma il numero dei miserabili in arrivo dall’Asia è già di per sé una minaccia per la Francia e per l’intera Europa. Eppure – e qui sta la genialità e la preveggenza di Jean Raspail – i governi e le élites culturali non sanno come affrontare il problema. Anzi, con la complicità di religiosi, di intellettuali radical-chic, organizzazioni umanitarie, media, cercano di preparare il terreno con una martellante campagna propagandistica che deve far accettare all’opinione pubblica l’avvento della società multirazziale. Cioè praticamente quanto sta capitando oggi in Italia con la tambureggiante campagna-stampa in favore dello ius soli e gli sbarchi incessanti all'insegna del mantra "noi salviamo vite".  
Quando la flotta degli immigrati arriva sulla Costa Azzurra, un gruppo di cittadini animati da spirito patriottico che tenta di resistere, viene bombardato dalla stessa aviazione francese, inviata dal governo a proteggere la marcia trionfale degli immigrati.

http://www.barbadillo.it/8499-il-ritratto-jean-raspail-e-la-preveggenza-de-il-campo-dei-santi/

L’orda asiatica  di chi parte alla conquista del "paradiso bianco"  e che sta per travolgere l'Europa, non trova  alcuna opposizione sul piano militare né sotto l’aspetto istituzionale; e men che meno – sembra dirci l’autore – dal punto di vista culturale e della salvaguardia della sovranità. La Francia è un Paese vecchio, non più abituato alla guerra, senza più un’identità né una religione. Gli ultimi eroi distintisi nella guerra d'Algeria, sono tutti morti (I Francesi di fegato? Gli ultimi sono morti in Algeria).
Quindi soccombe senza combattere al numero e alla vitalità dei popoli diseredati del Terzo Mondo, che impongono facilmente il loro stile di vita (se così può chiamarsi) ai cittadini francesi. I quali, anche grazie al martellamento propagandistico, accettano passivamente gli eventi, malgrado rimanga loro il dubbio se l’avvento della società multietnica sia davvero il migliore dei mondi possibili. I politici  annegano nei loro  fiumi di parole con i loro uomini di governo che si consultano febbrilmente, senza mai approdare a un bel nulla.
Ma ormai "viviamo nel secolo del verbo dissolutore. Le parole ci hanno dispensato dall'agire, in attesa dell'ineluttabile, perché sapevamo che l'ineluttabile è al di là delle parole" (pag. 210).


Quanto all''ideologia relativa ai nuovi arrivati, ecco alcuni elementi del nuovo Pensiero Unico...

...Si sa che esistono due tipi di razzismo: quello dei bianchi, ingiustificabile e odioso, a prescindere da qualsiasi motivo, e quello dei negri, assolutamente giustificabile, a prescindere da qualsiasi eccesso, perché esso esprime un giusto sentimento di rivalsa e sono i bianchi, dopo tutto, che devono comprendere. A Parigi, alla città universitaria, era capitato persino di sentire un leader americano del Black Power iniziare il suo discorso apostrofando così l'uditorio: "Vedo che i fratelli e le sorelle nere sono in piedi, mentre i bianchi sono seduti. Bianchi, alzatevi e cedete il posto ai neri!" 
Ma, fatto ancora più incredibile, quelli a cui era rivolto il rimprovero si alzarono docilmente e gli altri li applaudirono." (pag.253)


Nato nel 1925 nella regione della Loira, Jean Raspail è uno scrittore prolifico e versatile, autore nell’arco della sua lunga carriera di almeno una ventina di libri di successo; non solo romanzi ma anche racconti e memorie di viaggio. Nel 1981 con "Moi, Antoine de Tounens, roi de Patagonie" ha vinto il Grand Prix de l’Académie française; nel 1987 SugarCo ha pubblicato in Italia I nomadi del mare, autentico bestseller in Francia, rimasto a lungo nei primi posti nelle classifiche delle vendite e per il quale l’autore ha ricevuto il premio Chateaubriand; infine nel 1996 Raspail si è aggiudicato il Prix Prince Pierre de Monaco e il Prix Maisons de la Presse con il romanzo "L’anello del pescatore", pubblicato in Italia nel 2009 da CasadeiLibri.

Lungi dall’essere il “razzista” dipinto  così da certa stampa "progressista", Jean Raspail ha viaggiato per il mondo come etnologo alla ricerca di culture e popoli in via d’estinzione, dalla Patagonia  (ricopre l'incarico di console generale della Patagonia) all’Alaska, dalle Antille alle ande peruviane. «Sono un difensore di tutte le razze minacciate – ha sempre detto – compresa quella bianca».

Cattolico tradizionalista, con simpatie politiche per la monarchia, solo contro tutti, Raspail è fedele alle virtù antiquate ormai divenute care estinte: la lealtà, l’onore, la tradizione, il sacrificio, l’altruismo, la fede nel miracolo…”.
E’ questo il Raspail per tanti francesi che lo seguono e apprezzano: il Profeta, il Veggente.

Non ha mai smesso di épater le bourgeois, o forse sarebbe meglio dire i radical-chic: nel 2004 ha scritto per Le Figaro un commento che gli è costato una denuncia dalla Lega contro il razzismo e l’antisemitismo (LICRA). Motivo?
Nell’articolo intitolato «La patria tradita dalla Repubblica» lo scrittore sosteneva ciò che è davanti agli occhi di tutti: 
«L’Europa cammina verso la morte. (…) Il silenzio quasi sepolcrale dei mezzi di comunicazione, dei governi e delle istituzioni comunitarie sul crollo demografico dell’Europa dei 15 è uno dei fenomeni più importanti della nostra epoca». 



"Vi sarà comunque un altro genocidio, cioè la nostra scomparsa" (pag. 211 da "Il Campo dei Santi").